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Piero Principi - Illuminare

18 - Griglia a nido d'ape

Nella parabola standard esiste la possibilità di adattare un accessorio tra i più importanti, la griglia a nido d’ape, caratterizzata da un intreccio di celle a forma esagonale (da qui il nome) in alluminio anodizzato nero, di grandezza variabile, fine, media e grande.
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Classificazione

La griglia posizionata davanti alla parabola costringe i raggi che la attraversano a compiere una leggera deviazione regolata sia dallo spessore della griglia sia dalla dimensione della cella. Così facendo, questo accessorio funge da filtro per la luce che la attraversa, potendo così definire la luce della griglia una luce diretta filtrata.



La griglia a nido d’ape grande presenta celle di grandi dimensioni, quindi la potenza luminosa sarà abbastanza elevata, l’angolo di illuminamento sufficientemente ampio e la luce generata sarà decisamente morbida. Se infatti osserviamo l’ombra formata nella foto del batterista, noteremo una forma non ben definita e con contorni molto morbidi. Notiamo inoltre che non riusciamo più a vedere l’ombra delle bacchette a causa della morbidezza di tale illuminazione.

Essendo una luce direzionale, la forma, il colore e le dimensioni dello studio non influiscono sul suo effetto finale. Possiamo utilizzarla quindi senza preoccuparci più di tanto di “inquinare” le altre luci del nostro set.
Dovremo però fare attenzione a non generare ombre doppie dall’utilizzo di più punti luce; in natura esiste un solo punto luce, quindi generare ombre doppie o triple produce un effetto molto sgradevole, proprio perché innaturale.


Quando si usa
I campi di utilizzo della griglia a nido d’ape sono vastissimi. Per la sua morbidezza e direzionalità possiamo intervenire sull’illuminazione zonale per rischiarare una parte del soggetto, sullo sfondo, in controluce e in tante altre situazioni dove si vuole ottenere un effetto di sfumatura della luminosità.

Nel ritratto, per esempio, è assolutamente indicata per il colpo in controluce e per la luce d’effetto sullo sfondo; proprio perché l’effetto degradante della potenza luminosa evoca una morbidezza e una sfumatura molto piacevole e delicata. In particolare, proprio la griglia a nido d’ape grande si presta per sfumature più graduali, di maggior diametro e maggior potenza luminosa.

Questo importantissimo accessorio è altresì utile quando abbiamo bisogno di una luce direzionale ma non eccessivamente dura (per esempio nella fotografia di stoffe e pellame, è utilissima in luce radente per esaltare la texture).

Un altro campo di applicazione importante riguarda l’esigenza di generare una luce zonale, morbida e sfumata da filtrare con un pannello semitrasparente o di plexiglass, in modo che, riflesso sul soggetto, riesca a dare una sensazione di rotondità e volume al soggetto stesso (vedi foto bottiglia tecnica).

Nella foto della pagina a fianco possiamo notare come l’attento utilizzo della griglia, sia come luce principale, sia in controluce, possa essere efficace anche in un ritratto. In questo caso la luce da dietro è caratterizzata da una griglia di grandi dimensioni con una potenza che provochi una sovraesposizione di almeno due diaframmi rispetto alla luce frontale. La luce principale leggermente dall’alto e non troppo laterale (per evitare ombre troppo evidenti al naso), ha invece reso brillanti gli occhi e morbide le ombre che, ben controllate, conferiscono un maggior senso di rotondità.

La soluzione per il fotoamatore

Il dilettante che vuol divertirsi a ricreare lo stesso effetto luminoso della griglia a nido d’ape potrà arrivare a un risultato analogo con una modestissima spesa.

Prendendo in considerazione il cono di cartone nero e alluminio visti nel paragrafo precedente, sarà sufficiente aggiungere una sorta di “tappo” realizzato con la carta lucida, quella comunemente utilizzata dai geometri per i loro disegni (va bene anche la carta da forno).

La semitrasparenza della carta provocherà una rifrazione, rendendo la luce più morbida, proprio come la griglia. Si potrebbe anche realizzare un foro al centro per ottenere una sfumatura ancora più accentuata. Variando l’ampiezza del cono e il diametro del foro, otterremo risultati diversi.