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Piero Principi - Illuminare

19 - Cono concentratore

Il cono concentratore, meglio conosciuto come “snoot”, è costruito con una lega di alluminio anodizzato nero e un rivestimento all’interno che potremmo definire “fotoassorbente”. I raggi che lo colpiscono infatti non verranno riflessi né, tantomeno, rifratti.
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Classificazione

Anche se può sembrare strano, la luce fornita da questo accessorio è del tutto simile a quella fornita dal bulbo (provare per credere). Come si può notare dall’illustrazione in basso a sinistra, infatti, i raggi che colpiscono le pareti dello snoot non verranno riflessi, quindi sul soggetto arriveranno solamente quei raggi che passeranno attraverso il foro di apertura, senza deviazione alcuna; proprio come con il bulbo.


        



Anche in questo caso, quindi, ci troviamo di fronte a una luce diretta. La potenza luminosa è del tutto simile a quella del bulbo (Cfr. tabella) con l’unica, ma sostanziale differenza, che lo snoot, avendo bloccato i raggi che non fuoriescono dal foro, non subisce l’influenza della luce generata dai riflessi della parete.


Per semplificare possiamo dire che, se siamo in una stanza di piccole dimensioni con le pareti chiare, avremo una differente illuminazione e le ombre più chiare con l’utilizzo del bulbo; ma se ci troviamo in un grande studio dipinto di nero, non noteremo alcuna differenza tra la luce dello snoot e quella del bulbo.


Osservando la foto del batterista Jazz noteremo come l’ombra ben definita sia ancor più evidenziata dal suo colore scuro, proprio perché non influenzata da altre sorgenti di luce.



Quando si usa

Nella mia breve carriera di fotografo, devo dire che lo snoot è uno degli accessori che ho usato meno, nel mio studio. La sua caratteristica di essere una luce molto dura e direzionale, ne limita l’utilizzo diretto sul soggetto. Ma quando vogliamo creare la sensazione di un’ombra solare e ben definita dobbiamo assolutamente ricorrere al suo utilizzo.

Dopo vari tentativi, ho sperimentato la sua importante caratteristica nell’utilizzo di maschere e nell’utilizzo creativo di vetri, bicchieri, in particolar modo del vetro cemento, come filtro per creare effetti di luce che solamente con lo snoot si possono ottenere.

Per maggiori dettagli, ho dedicato due paragrafi a parte per scoprire i segreti di questa importante caratteristica tipica del cono concentratore.

In definitiva, quindi, più che un utilizzo diretto sul soggetto, lo snoot va utilizzato in altre circostanze:

- come luce radente per esaltare la texture (in maniera più dura rispetto alla griglia);
- come luce direzionale per disegnare macchie di luce sullo sfondo o sul soggetto tramite maschere;
- per realizzare giochi di luce con pezzi di vetro;
- in tutte le occasioni dove è necessaria una luce dura, dai contorni ben delineati.

Se è vero che la sua caratteristica di luce più incisiva lo rende non adatto al ritratto, è altresì vero che se vogliamo esaltare le rughe di una persona anziana o il dettaglio di una persona con una folta barba, lo snoot potrebbe adattarsi anche alla ritrattistica.



Nella foto sopra ho utilizzato il cono concentratore per evidenziare le ombre dei due vasi, in modo da conferire più tridimensionalità all’immagine e per ottenere un risultato grafico più interessante.

Non dimentichiamoci che l’uso attento e controllato delle ombre (come vedremo in un paragrafo a esse dedicato), può in alcuni casi diventare un gesto grafico interessante, nella composizione dell’immagine.

La soluzione per il fotoamatore

Realizzare un accessorio che ci permetta di ottenere un risultato illuminotecnico simile a quello dello snoot è molto semplice. Occorre ricavare un cono di cartone nero con la stessa tecnica utilizzata per la simulazione della parabola.

L’unica differenza tra i due accessori riguarderà il rivestimento della parte interna del cono; mentre per la parabola abbiamo rivestito il cartone con della carta stagnola, per simulare lo snoot dovremo invece procurarci della carta adesiva nera “vellutata”, in modo che i raggi luminosi non vengano riflessi in alcuna direzione.

Con questo metodo, avremo lo stesso effetto del cono concentratore, con il vantaggio di poter realizzare vari diametri con effetti differenti.